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LEUCOPLACHIA VERRUCOSA PROLIFERATIVA (CONCLUSIONI)

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Odontoiatra



Descrizione

Le caratteristiche epidemiologiche dei pazienti del presente studio non si di­scostano da quelle riportate in letteratura. Viene confermata la maggiore prevalenza della malattia nel sesso femminile (10 casi su 12), dopo il sesto decennio di vita (età media 70,1 anni). Le abitudini voluttuarie riconosciute come fattori di rischio per l’insorgenza di <a href="http://www.odontoiatra.it/public/dettaglio.php?id_cat=&tipologia=tecniche&id=118&categoria=PATOLOGIA">carcinomi</a> e <a href="http://www.odontoiatra.it/public/dettaglio.php?id_cat=25&tipologia=tecniche&id=526&categoria=PATOLOGIA">leucoplachie orali</a> (uso di alcol e tabacco) non sem­brano avere un ruolo determinante nella patogenesi della LVP. L’aspetto delle lesioni corrisponde a quello descritto da altri autori: <a href="http://www.odontoiatra.it/public/dettaglio.php?id_cat=25&tipologia=tecniche&id=526&categoria=PATOLOGIA">leucoplachie</a> multiple, piane o verrucose, diffuse nel cavo orale in particolare a livello della mucosa ge- niena, della lingua e della gengiva. Fettig et al. hanno riportato un particolare sottogruppo di LVP in cui le lesioni sono confinate esclusivamente a livello della gengiva: nessuno dei 12 pazienti presen­tava tale caratteristica. Come già riportato in altre casistiche, la maggior parte dei pazienti presentava lesioni diffuse e multifocali già alla prima visita. Per questo motivo non è stato possibile valutare il tempo intercorso fra la reale comparsa della prima lesione e la sua successiva evoluzione. La definizione di Hansen et al., utiliz­zata per selezionare i pazienti in questa e in altre casistiche, apparentemente presenta alcuni limiti, in quanto consente di porre diagnosi di LVP solo in modo retrospettivo. Il primo punto della definizione, che fa riferimento a leucopla- chie senza displasia da cui in seguito si sono sviluppate lesioni proliferative e ver­rucose, viene soddisfatto solo in pochi casi, perché spesso i pazienti si presen­tano alla prima visita specialistica già con lesioni multiple con qualche grado di di­splasia. I casi descritti in letteratura sono stati selezionati utilizzando maggior­mente il secondo punto della definizione di Hansen, che include pazienti con iper- plasia verrucosa, CV, CSC e lunga storia (anni) di leucoplachie multiple a lenta crescita, persistenti, diffuse o multifocali. Questo criterio potrebbe spiegare, almeno in parte, l’alta prevalenza di can­cerizzazione riportata, in quanto vengono inclusi nelle casistiche soprattutto i pazienti che hanno sviluppato un carci­noma. La definizione di Hansen at al. non consente inoltre di porre diagnosi di LVP in modo precoce, e spesso ciò influ­enza negativamente la prognosi della malattia. Un elemento di rilievo nei casi riportati nei presente studio è la comparsa, nella metà dei casi, di lesioni dall’aspetto lichenoide o erosivo nei corso della malattia. Il range delle manifestazioni cliniche della LVP è molto variabile e può comprendere lesioni non tipicamente leucoplasiche che pos­sono essere fonte di problemi diagnostici. L’aspetto istopatologico delle lesioni copre tutto il range riportato in letteratura, in quanto comprende iperchera- tosi senza displasia, lesioni displastiche, iperplasie verrucose, CV e CSC. In quasi la metà dei prelievi bioptici è stato rilevato un infiltrato infiammatorio linfoci­tario: questo dato supporta la conclu­sione di Cabay et al. secondo i quali, in caso di infiltrato lichenoide con iperpla- sia basale e ipercheratosi in assenza di degenerazione colliquativa, si deve prendere in considerazione la diagnosi di LVP, qualora il quadro clinico sia compa­tibile. Otto pazienti su 12 (60%) hanno svilup­pato un <a href="http://www.odontoiatra.it/public/dettaglio.php?id_cat=&tipologia=tecniche&id=118&categoria=PATOLOGIA">carcinoma</a> nel corso del follow- up. Questo dato è in linea con la percen­tuale di cancerizzazione riportato in altre casistiche. Alcuni autori ritengono che la prevalenza delle lesioni maligne nei pazienti affetti da LVP sia del 100%. Le lesioni maligne insorte in corso di LVP possono interessare sedi atipiche, come il palato duro e il dorso della lingua. A tutt’oggi non esistono protocolli di effi­cacia dimostrata per il management delle lesioni in corso di LVP e in letteratura sono descritti approcci terapeutici chirurgici, medici e radianti. Nella presente casistica sono state effettuate: terapia medica (retinoidi, clobetasolo); asportazione chirurgica delle lesioni (lama fredda, bisturi a risonanza quantica molecolare, <a href="http://www.odontoiatra.it/public/dettaglio.php?id_cat=1&tipologia=tecniche&id=1143&categoria=LASER">laser Nd: YAG</a>) e vaporizzazione con <a href="http://www.odontoiatra.it/public/dettaglio.php?id_cat=1&tipologia=tecniche&id=2158&categoria=LASER">laser Er:YAG</a>. Nessun approccio ha dimostrato un’effi­cacia assoluta. È stata inoltre confermata la spiccata tendenza alla recidiva delle lesioni che risultano essere resistenti a qualsiasi tipo di terapia. Recentemente Poveda-Roda et al. hanno pubblicato uno studio sull'efficacia della terapia medica con retinoidi nei pazienti affetti da LVP: gli autori hanno concluso che questi farmaci, oltre a non essere in grado di impedire le recidive delle lesioni, sono associati a importanti effetti collaterali. Risultati incoraggianti sono emersi da uno studio preliminare sull’utilizzo della tera­pia fotodinamica, ma sono neces­sarie ulteriori indagini per confermare questi dati. Nella nostra esperienza l’utilizzo della vaporizzazione delle lesioni con il <a href="http://www.odontoiatra.it/public/dettaglio.php?id_cat=1&tipologia=tecniche&id=2158&categoria=LASER">laser Er:YAG</a> è risultato particolar­mente vantaggioso perché, sebbene non vengano evitate le recidive locali, si possono trattare in modo conservativo anche aree di grandi dimensioni. Ogni tecnica che prevede l’ablazione della lesione sia per via medica (retinoidi) sia per via chirurgica (vaporizzazione laser) non permette l’analisi istopatolo- gica della stessa; è quindi indispensabile una conferma istologica prima della tera­pia radicale. Vi è un generale consenso sull’impor­tanza di effettuare visite di controllo ravvicinate (ogni 3-4 mesi) e periodiche indagini bioptiche per intercettare preco­cemente eventuali lesioni neoplastiche.