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IL BITE E LA PRESTAZIONE SPORTIVA (PARTE SECONDA)

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Odontoiatra



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Criticata era anche la brevità dell’intervallo temporale durante il quale le prestazioni dei professionisti sportivi erano state valutate da Stenger. Tuttavia, nonostante il contrasto tra le due correnti di pensiero, tutti i medici erano
fermamente convinti che ulteriori indagini a riguardo  fossero di fondamentale importanza. Circa la possibilità che una malocclusione potesse scatenare una reazione algica in altri distretti corporei si espresse Delbar, che pubblicò un articolo concernente la personalizzazione dei boccagli, utilizzati dai sommozzatori, sulla base della propria dentatura e occlusione. Un normale boccaglio non personalizzato costringeva, infatti, il soggetto a una occlusione forzata non naturale allo scopo di mantenerlo fermo tra le arcate per respirare: tuttavia questa scomoda
situazione poteva determinare disfunzioni a livello
dentale, muscolare, articolare, auricolare e gengivale,
con il rischio di compromissione dell’articolazione temporo-mandibolare. Risale al 1995 la review di Gelb et al. che tratta l’argomento “MORA” ( mandibular orthopedic
repositioning appliance ) con le critiche dei medici più scettici e le prove a supporto della validità di questo tipo di dispositivo, raccolte da un cospicuo numero di medici. Questo lavoro riprende i concetti introdotti da Kaufman, dei quali già Jakush aveva discusso nel suo lavoro e li amplia descrivendo due studi dell’anno 1984 [7,8] . Entrambi questi studi testavano l’utilizzo del bite : in uno la dimensione verticale è stata aumentata di circa 2-3 mm in tutti gli sportivi, mentre nell’altro la porzione occlusale
del bite occupava lo spazio libero tra le arcate dei soggetti, regolando i punti di contatto in occlusione centrica. Nel primo studio nessuno dei soggetti ha perso forza muscolare dopo posizionamento del bite, nel secondo studio la metà dei soggetti testati che soffrivano di click articolare all’ATM hanno tratto beneficio dal posizionamento del bite interarcata. Gli autori di questo articolo, inoltre, hanno considerato uno studio condotto da Jabbar et al.,volto a determinare la forza bilaterale degli arti superiori e del distretto scapolo omerale di sportivi di sesso femminile con disturbi dell’ATM inserendo uno splint tra le arcate dentali. Un ulteriore interessante studio considerato da Gelb et al. è quello di Al-Abbasi et al. che, nella
prima parte di un suo esperimento, ha testato alcuni
sportivi in posizione seduta, con la testa libera di muoversi e i denti in rest position e massima intercuspidazione. I test sono stati effettuati con differenti tipologie di bite : le conclusioni indicano che, in occlusione centrica, con bite interposto tra le arcate, la forza sviluppata dal muscolo sternocleidomastoideo può aumentare nonostante la posizione. Tuttavia, un bite che pone in posizione di “testa a testa” gli incisivi centrali, o comunque che distanzi tra loro gli elementi dentali, permette allo sternocleidomastoideo di raggiungere la sua forza di contrazione massima.