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IL BITE E LA PRESTAZIONE SPORTIVA

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Odontoiatra



Descrizione

Il primo tra gli articoli considerati è una “revisione bibliografi ca”che tratta i differenti punti di vista, sino a quel momento, riguardo alla possibilità che l’utilizzo di un apposito dispositivo che mantenga la mandibola nella sua corretta posizione possa migliorare la prestazione sportiva del soggetto che ne fa uso. Il dispositivo in questione analizzato nell’articolo, chiamato bite , è costituito da due segmenti in resina acrilica connessi tramite una barra metallica linguale, oppure in materiale modellabile che può essere dunque adattato come un paradenti per gli sport a
contatto. Tra gli esempi di come il bite possa risultare utile ai fini di un incremento della forza e della resistenza muscolare si ricorda Kaufman, che fabbricò un paradenti per gli atleti che soffrivano di mal di testa durante le gare di velocità: non solo questi dolori sono stati alleviati dall’utilizzo del dispositivo, ma è stato anche registrato un aumento della forza muscolare in fase di partenza dell’atleta. Inoltre, Kaufman ha documentato casi clinici di atleti professionisti sportivi: giocatori di calcio, baseball, tiratori del disco, giocatori di hockey e di polo e, infi ne,
velocisti: hanno tutti dichiarato che le loro prestazioni sportive erano migliorate dall’utilizzo del bite . Così come Kaufman,, molti altri medici sono giunti alle sue medesime conclusioni: cioè tutti gli atleti ai quali è stato posizionato nel cavo orale un riposizionatore mandibolare hanno dimostrato un aumento dell’intensità della forza sviluppata. Tra le critiche a tali conclusioni , si riporta la mancanza di
validità scientifi ca delle dichiarazioni degli atleti sul bite e la possibilità di ottenere lo stesso risultato con l’ausilio di un placebo, che psicologicamente inducesse l’atleta a migliorare la propria prestazione. Stenger documentò il miglioramento delle “prestazioni sportive” di un cospicuo numero di giocatori di calcio della squadra di Notre-Dame di Parigi. I medesimi indossavano un apposito paradenti
con la funzione di proteggere le arcate dai traumi “dissipando” la forza d’impatto. Greenberg et al. criticarono la validità del bite sostenendo che non vi fossero evidenze di validità scientifi ca che esso potesse avere maggiore funzione rispetto a un placebo nei pazienti che non
soffrivano di disturbi all’articolazione temporo-mandibolare.
Insieme ad alcuni suoi colleghi, il citato autore provò il bite su alcuni sportivi e un bite con effetto placebo (senza contatto occlusale e rialzo della dimensione verticale) su altri, giungendo alla conclusione che non fosse possibile rilevare una differenza statisticamente rilevante nella forza
sviluppata dai diversi gruppi, misurata per mezzo
di un dinamometro.