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LA FITOTERAPIA PER I BAMBINI

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Odontoiatra



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Federazione Italiana Medici Pediatri ha diramato le linee guida per il ricorso ai fitoterapici nei bambini. Attenzione soprattutto alla provenienza

Sono prodotti naturali, che male possono fare? Convinte che una terapia “verde”, a base di piante medicinali, non possa essere pericolosa, per curare i propri figli molti genitori al posto dei farmaci tradizionali scelgono erbe e derivati. Naturale, però, non significa innocuo e anche i fitoterapici vanno usati con cautela, a maggior ragione se il paziente è un bambino. Ecco perché la Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp) ha pubblicato Linee guida aggiornate per un uso corretto delle piante medicinali nei bimbi: indicazioni pensate per i medici, ma utili anche alle famiglie, visto che contengono poche e chiare regole.
Medicine che devono sottostare a criteri meno rigidi
Perché le erbe sono una risorsa, sono sicure e ben tollerate, a patto però che si seguano alcune necessarie precauzioni. La prima è consultarsi con il medico o il farmacista prima di somministrare un prodotto a un bimbo: «L’attenzione dei pediatri sull’argomento sta crescendo ed è sempre più facile trovare medici che sappiano guidare i genitori nelle terapie con erbe — spiega Domenico Careddu, del Centro Studi Fimp, fra gli autori delle Linee guida —. Il 30-40% delle mamme non chiede informazioni, ma il “fai da te” con le piante può essere rischioso proprio come lo è l’automedicazione con i farmaci tradizionali. Soprattutto nei bimbi molto piccoli la dose terapeutica può essere vicina a quella tossica, per cui occorre molta prudenza; inoltre la pianta, anche se di per sé non dannosa, può interagire con altre erbe, farmaci o alimenti. I pericoli più seri derivano tuttavia dall’acquisto, su internet o altrove, di prodotti realizzati senza sufficienti garanzie: mentre nel resto d’Europa molti fitoterapici sono considerati alla stregua di farmaci e quindi devono rispondere a rigidi criteri di qualità ed efficacia, in Italia la quasi totalità delle medicine a base di erbe rientra nella categoria degli integratori alimentari. Non servono perciò studi clinici o dossier specifici per entrare in commercio ed è possibile trovare anche prodotti di scarsa qualità, se non ci si affida a canali di vendita garantiti».
Attenzione soprattutto alla provenienza
Le Linee guida sono molto chiare in proposito: diffidare dei fitoterapici proposti sul web, porta a porta o su una bancarella, bisogna affidarsi alla farmacia o a un’erboristeria seria. «Un’etichetta chiara e completa, che specifichi contenuto e dosaggi delle erbe, è indicativa di un buon prodotto e necessaria per la sicurezza d’uso — interviene Vitalia Murgia del Centro Studi Fimp, coordinatrice per la stesura del documento —. Inoltre meglio scegliere preparati italiani o europei: fitoterapici realizzati in Paesi con regole più “disinvolte” possono contenere residui tossici. Anche quelli “artigianali” possono nascondere insidie: se le api di un contadino si nutrono in campi vicini a strade con traffico pesante, ad esempio, la propoli potrebbe essere contaminata dal piombo e poiché questi prodotti non sono soggetti a controlli potrebbero esserci rischi in caso di assunzione prolungata». Secondo le Linee guida i fitoterapici da usare nei bambini devono essere standardizzati nel contenuto di principi attivi, con indicazione in etichetta della parte della pianta utilizzata, della percentuale dei componenti più importanti e della quantità dei singoli fitocomplessi, ovvero dell’insieme delle sostanze attive contenute in una pianta medicinale. Da preferire, infine, i prodotti con combinazioni limitate di erbe: «Ci sono preparati con tante piante messe assieme senza troppo senso: magari non fanno male, ma possono essere inutili. La guida del pediatra o del farmacista è indispensabile per non avere problemi»